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Angkor Wat-Cambogia

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Angkor Wat riassume due principali caratteristiche dell’architettura cambogiana: il tempio collina che si erge all’interno di un fossato e che simboleggia il Meru (la montagna degli dei nella religione indù. Il tempio, infatti è consacrato a Vishnu), e i successivi templi a galleria.
È diventato il simbolo della Cambogia e appare sulla bandiera nazionale ed è oggi il luogo del paese più visitato dai turisti. Secondo il Guinness dei primati, è il più vasto sito religioso al mondo.


Storia


La prima costruzione del tempio iniziò nella prima metà del XII secolo, durante il regno di Suryavarman II (1113-1150 circa), e fu dedicato a Vishnu. Non sono state trovate iscrizioni del periodo della fondazione, per cui il nome originale è oggi sconosciuto. È situato a 5,5 km a nord dell’odierna città di Siem Reap, e a sud-est della capitale precedente, che era a Baphuon. Sembra che alla morte del re i lavori si siano fermati, e alcuni bassorilievi siano rimasti incompiuti. Nel 1177 Angkor fu saccheggiata dai Chăm, tradizionali nemici dei Khmer. L’impero fu rifondato dal un nuovo re, Jayavarman VII, che stabilì la nuova capitale e il tempio dello stato rispettivamente a Angkor Thom e a Bayon, pochi chilometri a nord.

Nel XIV o XV secolo il tempio fu convertito al Buddhismo Theravada, e tale è rimasto fino ai nostri giorni. Angkor Wat si differenzia dagli altri templi di Angkor perché non è mai stato del tutto abbandonato, e inoltre il fossato esterno lo ha in un certo qual modo protetto dall’avanzare della giungla. Fino al XVI secolo il tempio era conosciuto come ‘Preah Pisnulok’, dal nome dato a Suryavarman dopo la sua morte. In questo periodo prese il suo nome moderno, che significa “Città Tempio”. ‘Angkor’ è la forma dialettale della parola nokor che deriva dal sanscrito ‘nagara’ (capitale), mentre wat è il termine Khmer per tempio.

Angkor Wat richiese un notevole lavoro di restauro durante il XX secolo, in particolare la rimozione della terra e della vegetazione. I lavori furono interrotti durante la guerra civile e sotto il controllo dei Khmer rossi negli anni ’70 e ’80, anche se subirono relativamente pochi danni durante questo periodo, ad eccezione dei furti.

Il tempio è diventato il simbolo della Cambogia, e i cambogiani ne sono molto orgogliosi. Una rappresentazione di Angkor Wat è stata messa nella bandiera nazionale della Cambogia fin dalla sua creazione (nel 1863 circa); è il solo edificio ad apparire su una bandiera nazionale.

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Lo Stile


Angkor Wat è il principale esempio dello stile classico dell’architettura Khmer, da cui ha preso il nome lo ‘stile Angkor Wat’. Durante il XII secolo gli architetti Khmer divennero più abili rispetto ai predecessori nell’uso della pietra arenaria (piuttosto che mattoni) come materiale principale per la costruzione di edifici. Altri templi in questo stile sono Banteay Samré, Thommanon, Chao Say Tevoda e i primi templi di Preah Pithu ad Angkor; fuori Angkor, Beng Mealea e parte di Phanom Rung e Phimai. Lo stile Angkor Wat fu seguito dal periodo cosiddetto Bayon, in cui alla qualità si preferì la quantità.

Angkor Wat è stato elogiato soprattutto per l’armonia del suo progetto, che è stato paragonato all’architettura degli antichi greci e romani. Secondo Maurice Glaize, un sovrintendente di Angkor della metà del XX secolo, il tempio “raggiunge una perfezione classica mediante una moderata monumentalità dei suoi elementi più belli e la collocazione precisa delle sue proporzioni. È un’opera di potenza, unità e stile”.

Gli elementi architettonici che lo caratterizzano comprendono: torri ogivali a forma di bocciolo di loto, semi-gallerie e corridoi più ampi, terrazze cruciformi che appaiono lungo l’asse principale del tempio. La maggior parte delle aree visibili sono di blocchi di pietra arenaria, mentre la laterite fu usata per il muro esterno e per le parti strutturali nascoste. Il legante usato per unire insieme i blocchi non è stato ancora identificato, ma si pensa a delle resine naturali o della calce secca. Altri elementi del progetto sono stati persi a causa dei furti e del tempo, inclusi gli stucchi dorati sulle torri, alcune figure dorate nei bassorilievi, e i pannelli in legno dei soffitti e delle porte. I tipici elementi decorativi sono devata (o apsara), bassorilievi, e l’uso esteso di scene narrative e floreali sui frontoni. Le sculture è abbastanza statica e meno gradevole dei periodi precedenti.

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Il Sito


Angkor Wat, situata a 13°24′40″N 103°52′9″E , è una combinazione unica tra il tempio-montagna, cioè il progetto standard per i templi nazionali dell’impero, e il successivo piano di gallerie concentriche. Il tempio è la rappresentazione del Monte Meru, la casa degli dei: le cinque torri centrali simboleggiano i cinque picchi della montagna, mentre le mura e il fossato simboleggiano le montagne e l’oceano che le circonda. L’accesso alle zone più in alto erano via via sempre più esclusive, e le persone normali erano ammesse solo nel livello più basso.

Al contrario della maggior parte dei templi Khmer, Angkor Wat è orientato a ovest invece che a est. Questo ha portato molte persone (inclusi Glaize e George Coedès) a concludere che Suryavarman volesse servirsene come tempio funerario. Altre testimonianze di questo sono fornite da alcuni bassorilievi, che procedono in senso antiorario (detto prasavya in hindi), cioè al contrario rispetto alla normalità. I riti procedono in ordine inverso durante i funerali Brahminici. L’archeologo Charles Higham una cassa che potrebbe essere un’urna cineraria che fu scoperta dalla torre centrale. Freeman e Jacques fanno notare tuttavia che molti altri templi di Angkor non hanno il tipico orientamento a est, e suggeriscono che l’allineamento di Angkor Wat sia dovuto alla sua consacrazione a Vishnu, che è associato con l’ovest.


Il cortile più esterno


Il muro più esterno, lungo 1025 metri per 802 metri di larghezza e alto 4,5 metri, è circondato da una fascia di terreno libero e da un fossato, che ha il compito di accogliere le acque monsoniche stabilizzando la falda sottostante. L’accesso al tempio da est è lungo un declivio di terra, e in pietra arenaria da ovest; quest’ultima è l’entrata principale ed è probabilmente dove prima c’era un ponte. In ogni punto cardinale ci sono dei gopura; il più grande è quello a ovest con tre torri in rovina. Glaize fa notare che questo gopura richiama perfettamente la forma del tempio. Sotto la torre più meridionale c’è una statua di Vishnu, conosciuta come Ta Reach, che probabilmente occupava in precedenza la parte centrale del sacrario. Tra le torri corrono delle gallerie che arrivano fino alle due entrate ai lati del gopura, dette anche “porte degli elefanti”, perché sono abbastanza grandi da farcene passare uno attraverso. Queste gallerie hanno delle colonne quadrate nella parte esterna (ovest) e sono chiuse da pareti nella parte interna (est). Il soffitto tra le colonne è decorato con fiorni di loto; la parte ovest con figure danzanti e la parete a est del muro con finestre, con figure maschili danzanti e animali baldanzosi, e con devata, incluse le uniche nel tempio che mostrano i propri denti (a sud della porta).

Il muro più esterno racchiude un’area di circa 820.000 metri quadrati, che originariamente oltre al tempio vero e proprio era occupata anche dalla città, e da palazzo reale a nord del tempio. Questi edifici, come tutte le costruzioni comuni di Angkor, erano costruiti in materiale deperibile e non in pietra, ed è per questo che oggi non ne rimane niente se non lo schema delle strade. La maggior parte di quest’area è oggi invasa dalla foresta. Un viale pavimentato di 350 metri unisce il gopura occidentale al tempio vero e proprio, con dei naga a balaustra e sei gruppi di scalini che su ambedue i lati conducono verso la città. Su ciascun lato c’è una biblioteca con un ingresso per ogni punto cardinale, con di fronte il terzo gruppo di scale dall’entrata, e uno stagno tra la biblioteca e il tempio stesso. Gli stagni non facevano parte del progetto iniziale, così come il terrazzo a forma di croce con a guardia dei leoni che connette il viale pavimentato alla struttura centrale.

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La struttura centrale


Il tempio vero e proprio si eleva su di un terrazzamento rialzato sopra il livello della città. È composto essenzialmente da tre gallerie che si alzano verso la torre centrale; ogni livello sale sopra quello sottostante. Per Mannikka le gallerie sono dedicate rispettivamente al re, a Brahma e la luna, e a Vishnu.[7] Ogni galleria ha un gopura a ogni punto cardinale, e le due gallerie interne hanno delle torri agli angoli, e formano un quincunx con la torre centrale. Poiché il tempio è orientato verso ovest, tutto l’insieme è spostato all’indietro verso est, lasciando più spazio libero in ogni cortile o galleria del lato occidentale; per lo stesso motivo a ovest gli scalini sono meno ripidi che sull’altro lato. La galleria più esterna misura 187 per 215 metri, con agli angoli dei padiglioni invece che delle torri. la galleria è aperta verso l’esterno del tempio, con delle semi-gallerie con colonne che si allungano e che rinforzano la struttura. I muri interni contengono una serie di bassorilievi con scene in larga scala, principalmente dal Ramayana e dal Mahābhārata. Higham li definì “la più grande disposizione lineare di sculture in pietra mai conosciuta”.[8] Partendo dall’angolo a nord-ovest in senso antiorario, la galleria più occidentale mostra la battaglia di Lanka (tratto dal Ramayana, dove Rama sconfigge Ravana) e la battaglia di Kurukshetra (tratto dal Mahābhārata, che mostra l’annientamento reciproco dei clan Kaurava e Pandava).

La torre sopra il sacrario centrale si eleva per 43 metri a un’altezza di 65 metri dal piano del terreno; diversamente dai precedenti templi-montagna, la torre centrale si eleva sopra le quattro torri che la circondano. Il sacrario stesso, in origine occupato da una statua di Vishnu e aperto su ogni lato, fu murato all’interno quando il tempio fu convertito al Buddhismo Theravada, con dei Buddha in piedi disegnati sulle nuove mura. Nel 1934 il sovrintendente George Trouvé scavò la cavità sotto il sacrario centrale: riempito di sabbia e acqua, era già stato derubato di tutti i suoi tesori, ma trovò un deposito di foglie d’oro appena due metri sopra il livello del terreno.

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Curiosità


Angkor Wat è anche una delle ambientazioni di Illusion of Gaia, di Tekken e di Tomb Raider: The Last Revelation. In Eternal Darkness: Sanity’s Requiem, una ambientazione visitata più volte dal giocatore è un tempio in Cambogia nella regione di Angkor, avente uno stile molto simile a quello dell’Angkor Wat reale.

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