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Introduzione al Buddhismo e alla Pratica di Zazen - Gudo Nishijima Roshi (4/6)

mercoledì 27 gennaio 2010

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Introduzione al Buddhismo e alla Pratica di Zazen
Insegnamenti di Gudo Nishijima Roshi

JPEG - 26.5 Kb
Il Buddha Gotama

Di che cosa facciamo l’esperienza, in Zazen?

Zazen è la forma più semplice di azione, e quando si pratica
Zazen non si pensa intenzionalmente ad alcunche’, e non ci si
concentra sui propri sentimenti e percezioni. Ci si siede in un
semplice stato di non discriminazione dove il nostro corpomente
è bilanciato e indiviso. Tuttavia, dal momento che stiamo
descrivendo lo stato in Zazen, non possiamo evitare di fare
delle divisioni e delle categorie. Malgrado queste categorie,
l’esperienza fattuale di Zazen resta olistica.

Si possono descrivere quattro aspetti della pratica di Zazen.
Essi sono:

  • 1) Diverso dal pensiero;
  • 2) Rettificare il corpo;
  • 3) Unità di corpo-mente
  • 4) Unità coll’Universo.

1. Diverso dal pensiero

Lo stato in Zazen è senza intenzione ed è diverso dal
pensiero. Quest’affermazione pare strana, visto che crediamo
normalmente che stiamo sempre pensando. Evitiamo
intenzionalmente di seguire il flusso dei pensieri durante Zazen
col concentrarci e col mantenere la postura.

Naturalmente,
pensieri ed immagini spontanei sorgono dalla nostra coscienza
durante Zazen, ma non hanno importanza. Quando notiamo di
stare pensando a qualcosa, dovremmo soltanto smettere. Se
correggiamo la nostra postura, il pensiero o la percezione sparirà
e la nostra coscienza ridiventerà lentamente chiara, ci sentiremo
pacificati. In questa condizione di pacificazione e di equilibrio,
staremo nello stato che è «diverso dal pensiero».

Eppure, se tentassimo deliberatamente di giungere allo stato
che è diverso dal pensiero, non ce la faremo mai. Quando la
nostra coscienza è piena di pensieri e di sentimenti durante
Zazen, dobbiamo lasciare il nostro stato così com’è. Le nostre
preocupazioni faranno bolle alla superficie e svaniranno
nell’universo! Così, concentrandoci sulla postura, torneremo
naturalmente al nostro stato originale durante la nostra pratica.

2. Radrizzare il corpo — un sistema nervoso autonomo bilanciato

In Zazen ci si siede per terra su di un cuscino con le due
gambe incrociate e col basso e l’alto della colonna vertebrale
cosicché la nostra testa radrizzati alla verticale. Mantenere la
schiena dritta ha un effetto diretto ed immediato sul sistema
nervoso autonomo che controlla numerose funzioni corporee. I
suoi effetti includono il controllo del ritmo cardiaco, e della
forza di contrazione, costrizione e dilatazione dei vasi sanguigni,
la contrazione e il rilassamento dei muscoli involontari di diversi
organi, la capacità di accommodamento visivo e la dilatazione
delle pupille, oltre che la secrezione delle ormoni di diverse
ghiandole, direttamente nel flusso sanguigno.

Il sistema nervoso autonomo è composto di due sottosistemi
: il sistema nervoso simpatico ed il sistema nervoso
parasimpatico. Quando il sistema nervoso simpatico viene
stimolato, il nostro ritmo sanguigno aumenta, le nostre arterie e
vene si contraggono, i polmoni si espandono, e le nostre pupille
si dilatano; in breve, diventiamo tesi ed allerta. Quando il
sistema nervoso parasimpatico viene stimolato accade il
contrario : il ritmo cardiaco diminuisce, le arterie e le vene si
dilatano, i polmoni si contraggono come pure le pupille. In tutto
questo si può vedere che i due sistemi preparano il corpo a delle
risposte attive o passive — a volte chiamate sindrome del
«combattimento o della fuga». Quando viene bilanciato l’effetto
dei due sistemi sugli organi, non siamo né disposti a batterci,
né a fuggire; stiamo nello stato normale.

I nervi parasimpatici emergono dal midollo spinale alla base
della colonna (all’altezza della seconda, terza e quarta vertebra
sacrale) e dalle vertebre cervicali, nel collo, mentre i nervi
simpatici emergono dal midollo spinale all’altezza delle vertebre
medie della schiena (le vertebre T1 a L2). Mantenere la schiena
normalmente dritta, colla testa posta in linea con la colonna
vertebrale minimizza la compressione dei nervi di questi due
sistemi nei punti dove emergono i nervi dalle vertebre, e assicura
un flusso ininterrotto di sangue, il che gli permette di funzionare
normalmente. Quando i sistemi parasimpatico e simpatico
lavorano tutti e due normalmente, funzionano in opposizione
per darci un stato d’equilibrio di corpoe-
mente; né troppo teso, né troppo
disteso, né esageratamente ottimista,
né pessimista; non troppo aggressivo
ne’ troppo passivo. E’ questo stato
fisico di equilibrio nel sistema
nervoso autonomo che da’
luogo a quel che chiamiamo un
corpo-mente bilanciato.
Oltre a cio’, il fatto di
sedersi con una postura bene
eretta, dove la forza della
gravità agisce attraverso la
schiena sul bacino, permette ai
nostri riflessi di lavorare in
modo efficiente per integrare
il funzionamento di tutto il
corpo.

3. Unità del corpo e della mente nel momento presente

In linea di massima, pensiamo che c’è qualcosa che si suol
chiamare «mente» ed altra cosa che si suol chiamare «corpo» e
che questi due sono separati, anche se hanno un grande influenza
l’uno sull’altro. Nel Buddhismo, crediamo che il corpo e la
mente non siano altro che due aspetti di una medesima entità,
nella quale siamo portati ad identificarci, ma che in realta’ e’
inafferrabile. Crediamo che ogni fenomeno mentale abbia un
lato fisico e che ogni fenomeno fisico abbia un lato mentale. Non
crediamo nell’esistenza indipendente di qualcosa che si suol
chiamare «mente» e che sarebbe separato del corpo fisico, del
cervello, del sistema nervoso e così via. Quando stiamo seduti
in Zazen, poiché non ci concentriamo sui pensieri, sulle
percezioni, il nostro corpo-mente esiste indiviso nel momento
presente. Quando la nostra mente è nello stato ordinario e il
nostro sistema nervoso autonomo è bilanciato, ci troviamo nello
«stato bilanciato del corpo-mente»

4. Unità coll’Universo

Quando stiamo praticando Zazen, non solo possiamo dire
che il corpo-mente è uno solo, ma stiamo ugualmente seduti
nello stato dove non c’è distinzione alcuna tra noi stessi ed i
fenomeni esteriori - il mondo che ci circonda. La maggioranza
delle persone ha prima o poi fatto l’esperienza di questo
sentimento semplice di unità con il tutto, e in Zazen si può
costatare che non si tratta solo di un sentimento, ma dello stato
reale delle cose nel momento presente. Quando stiamo seduti
in Zazen, siamo un tutt’uno coll’Universo, e questo stato include
ogni cosa e fenomeno. In questo senso, benché proviamo
questo stato, non possiamo afferrarlo intellettualmente. Non
possiamo descriverlo completamente. Lo chiamiamo
«ineffabile», o «dharma», o «verità», o ancora «realtà». Ma
persino queste parole sono inadeguate per descrivere lo stato
semplice ed originale al quale ritorniamo durante Zazen.

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