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18 juillet 2016, par Stefania Mitrofan

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Intervista con Lama Ole Nydahl — La pazza saggezza

lunedì 8 novembre 2010

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Da Diamond Way Time 01, Autumn 2003



Cos’è veramente la “pazza saggezza” e che posto ha nel buddhismo?

Ciò che era conosciuto come “pazza saggezza” in America durante gli anni settanta fece la sua prima apparizione nella società immobile e borghese dell’Asia. Qui, gli insegnanti spirituali cercavano spesso dei metodi che andassero fuori dai comuni parametri culturali e psicologici per scioccare i loro studenti e per forzarli ad affrontare situazioni insolite. Questo metodo poteva essere molto efficace quando il legame tra insegnante e studente era solido e l’ambiente incoraggiante. Nel buddhismo tibetano grandi realizzatori come Drukpa Kunley e altri Lama spingevano i loro studenti in situazioni che cancellavano il proprio mondo abituale e aprivano nuovi aspetti del loro innato potenziale. Molto spesso il veicolo era usato per rompere i molteplici tabù fisici della cultura asiatica.

Più una società è rigida, più significativi diventano i metodi scioccanti, se invece la gente vive in maniera più permissiva, diventa meno importante rompere dei tabù che quasi non esistono. In Tibet, i realizzatori – gli yogi – spesso non si tagliavano i capelli o le unghie, e indossavano toghe bianche per essere riconoscibili e trovare dei sostenitori. Questo accadeva anche perché la lobby rossa – i monaci e le monache – era veramente compatta e portava via quasi ogni cosa. Ma al giorno d’oggi lo stato sociale sostiene tutti equamente e in qualsiasi concerto rock è possibile vedere masse di capelloni. Alcune persone che credevano che Haile Selassie dell’Etiopia fosse Gesù non si pettinavano nemmeno i capelli, e saltavano fuori continuamente altri tipi di cose esotiche. Per tutti questi motivi gli stili molto estremi nel vestire e nel comportamento hanno ben poco significato in occidente, ma nelle società orientali molto più tradizionali possono produrre delle reazioni piuttosto forti.


Cosa può imparare un buddhista di oggi da Drukpa Kunley?

Dipende da quali esempi si prendono dalla sua vita. Il tibetano che tradusse il suo libro portò il manoscritto a me ed Hannah, chiedendoci quali storie inserire. Successivamente, nei primi anni settanta, un nostro amico dell’Himalaya orientale, Keith Dowman, si prese cura del manoscritto. A quel tempo le storie che sembravano particolarmente educative per la gente erano quelle riguardanti gli incontri sessuali di Drukpa Kunley a livello puro. Naturalmente è sempre meraviglioso quando le persone possono usare la potente forza dell’attrazione fisica per condividere la gioia senza rigidità e come un dono fatto agli altri. Ma c’erano molte altre storie significative tra quelle tradotte. Per esempio, vi racconto una di quelle semplici e molto conosciute che avrei incluso nel libro. Una volta Drukpa Kunley giunse in una valle dove non pioveva da molto tempo. Per questo motivo non c’era cibo e molta gente era affamata. Arrivato al mercato, egli si mise a testa in giù, piazzò un grande imbuto nel suo sedere e chiese a tutti di versare la propria tsampa – il loro pasto principale fatto di farina d’orzo – nell’imbuto. A quanto pare la sua digestione era ottima perché con grande potenza soffiò la polvere in aria. Subito dopo, quelli che completamente fiduciosi avevano rischiato tutto ricevettero la pioggia su tutti i loro campi e il raccolto fu immediato. Chi aveva trattenuto metà delle proprie provviste ebbe la pioggia su metà dei campi mentre quelli che non avevano avuto fiducia e non avevano investito nulla non videro alcuna pioggia. La mia idea, che spero qualcuno un giorno troverà il tempo di esaminare, è che Drukpa Kunley è un dio della fertilità pre-buddhista che era sopravvissuto, una specie di Robin Hood pre-cristiano. La gente delle regioni fredde come il Bhutan, quando siede comodamente nel fieno per proteggersi dal freddo, racconta tante lunghe storie e avere un marchio di fabbrica conosciuto al quale prestare ascolto è molto importante. Perciò ci sono tante storie e le migliori sono quelle ambientate in contesti affini. I buddhisti occidentali contemporanei possono imparare in questo caso a vedere lo scambio fisico come un ponte, a capire che nessuno può possedere l’altro, ma che possiamo condividere momenti eccitanti lungo il cammino con gli altri: che l’amore fisico può essere un dono importante che dà gioia e fiducia in se stessi e fa capire l’importanza di rendere gli altri felici. Tutto l’argomento sull’attrazione crea un legame forte tra le persone. D’altra parte, ci sono aspetti del suo lavoro sulla sessualità che il mondo moderno considererebbe miopi. Sebbene egli tornò da alcune delle sue donne, sembra che altre siano state lasciate sole e che soffrissero di disagi psicologici. L’impatto iniziale che aveva sulle donne apparentemente era sempre ottimo, ma si potrebbe dire che in qualche modo era carente il prendersene cura e il mantenerle. Gli amanti moderni, i miei studenti moderni della Via di Diamante, che credono nella condivisione della felicità sia di giorno che di notte, sicuramente sono più attenti al fattore legato al prendersi cura del partner, anche perché le donne di solito non hanno le migliori esperienze durante le prime notti. Le donne condividono queste notti per “essere importanti” sul mercato, e in seguito, solo quando conoscono meglio gli uomini provano grandi gioie. Hanno bisogno di vicinanza e fiducia, mentre la sessualità maschile assomiglia di più a una conquista.


Quale era la relazione tra Drukpa Kunley e il Karmapa? Nel libro si dice fossero simili per le realizzazioni ottenute, ma il Karmapa non sembra essere così selvaggiamente libero come Drukpa Kunley…

In realtà, è il Karmapa che paragona le loro realizzazioni. Da Drukpa non ascoltiamo nulla su questo argomento e come dicono i tibetani: non puoi vedere una vetta più alta da una più bassa. Tutto quello che scopriamo è principalmente che a Drukpa Kunley non piacque il monastero di Tsurphu nel Tibet centro-meridionale e anche a me ed Hannah piacque principalmente per la sua storia. Recentemente è diventato anche meno attraente a causa di alcune statue orribili, oggi è veramente un brutto posto. Resta una debolezza del lignaggio Karma Kagyu il fatto di fondare con devozione i nostri centri nei luoghi dove ha meditato qualcuno famoso. E’ naturale, però, che la gente cerca per i centri luoghi lontani e inaccessibili a chi possa disturbare. In seguito, la nostra scuola Karma Kagyu ha costruito i suoi centri alla fine di valli desolate, popolate da cani neri e vicino ai campi dove facevano a pezzi i morti. Anche se sono luoghi ottimi per trovare la solitudine durante la meditazione, non sono posti ideali per dei centri di comunicazione. In questo i Gelupa sono stati molto più abili. Prima cercarono le vie del commercio, dove si recava la gente ricca e dove si trovavano gli accampamenti dell’esercito, e poi costruirono i monasteri per prendere quell’energia. Questa è sicuramente una delle ragioni per cui i Gelupa sono oggi la chiesa di stato in Tibet e non noi Kagyu o altri lignaggi troppo staccati dal mondo per andare verso le fonti di potere. Noi dicevamo: “Oh! Quello ha meditato ed è diventato illuminato in questo luogo, facciamo la stessa cosa”, mentre i più saggi notarono subito che la maggior parte delle persone nei monasteri comunque non medita molto. Svolgono il lavoro di amministrazione, imparano, producono alcune cose, prestano soldi o li chiedono indietro, stampano libri o qualsiasi altra cosa si possa fare in un posto del genere. Perciò, la gente più in gamba fondò i propri monasteri nei luoghi più pratici. L’8° Karmapa lodò Drukpa Kunley e non è una sorpresa. Nessun Karmapa – per quanto ne sappia – ha mai fatto sembrare gli altri stupidi. Quindi, quando arriva un ospite, i Karmapa dicono sempre il meglio su di lui. Inoltre, ammettendo che Drukpa Kunley fosse un passo più avanti del Karmapa nella libertà di espressione, questo era evidente perché il Karmapa era un monaco. C’erano anche dei Karmapa che non erano monaci, come il 15°. Egli aveva 12 bambini reincarnati e diverse belle donne, forse non 5000, ma sicuramente una buona rappresentanza. Sebbene avesse dei discendenti, fare all’amore per Drukpa Kunley sembra per lo più un atto rituale di benedizione delle donne, mentre il 15° Karmapa sembra aver fornito coscientemente dei corpi a delle importanti nuove reincarnazioni. I loro modi di agire e i loro obiettivi erano quindi piuttosto diversi. Anche il 16° Karmapa poneva sempre gli altri al di sopra di sé stesso. E’ il chiaro segno che non si ha bisogno di provare niente, quando si lodano gli altri spontaneamente.


Ci sono altri esempi famosi di “pazza saggezza” nella scuola Kagyu e in altri lignaggi?

Non ci sono molti esempi pubblicamente noti in oriente, tranne quelli solitamente sostenuti dai cinesi liberi di oltreoceano. Per questo motivo, le storie devono essere particolari. Specialmente i lignaggi Nyingma e Karma Kagyu, che sono molto individualistici, hanno alcune storie succose che circolano tra amici. In realtà, nella visone più alta, la sessualità non è soltanto una fonte di gioia ma anche di benedizione. Per esempio, l’ispirazione data dal rapporto con le donne è necessaria per trovare e riportare alla luce gli insegnamenti segreti detti termas, nascosti da Guru Rinpoche tra gli anni 746 e 800. Anche la classe più alta dei Buddha, gli aspetti dei Maha Anuttarayoga-tantra, sono tutti in unione. Nei tantra inferiori, Krya-tantra, Charya-tantra e Yoga-tantra, invece, le forme sono singole. Senza l’unione del femminile con il maschile, la realizzazione ultima trova delle vie meno dirette. Come si può immaginare, il livello della più alta sensibilità è sicuramente tipico della donna; una cosa da Dakini, da Khandro. Esse ispirano gli uomini, li benedicono, migliorano la loro meditazione e spesso poi li lasciano per ispirare qualcun altro. Forse non ci sono molte yogini conosciute, ma le poche conosciute erano veramente incredibili.

La tradizione della “pazza saggezza” è ancora viva?

Si, credo che molti dei miei studenti e soprattutto il meccanismo dei nostri gruppi della Via di Diamante ne rappresentino una continuazione sana e moderna. Esaminare la mente durante la caduta libera con il paracadute, come molti di noi già fanno, guidare la moto o l’auto a grande velocità su strade piene di curve, lavorare o divertirsi a una festa tutta la notte, andare oltre la maggior parte dei limiti, significa condividere la trascendenza davvero insita nella “pazza saggezza”. Direi che i miei studenti della Via di Diamante sono buddhisti laici quando fanno un lavoro intelligente e guadagnano soldi. La loro visione, però, è diversa, sia nella loro vita quotidiana sia quando si spostano da un corso all’altro durante le vacanze. Quando praticano e conservano il loro stile in tutti i tipi di situazioni sono degli yogi. I cinesi non riescono a capirlo, e perciò solitamente ci sottovalutano. La loro cultura buddhista conosce solo monaci e gente laica, e tradizionalmente i monaci sono al vertice. Ecco perché sono molto sorpresi del fatto che un europeo possa guidare più studenti di quanti ne abbia qualsiasi altro lama monaco, e che il nostro lavoro cresca in modo incredibile. A causa di questo fraintendimento, recentemente un maestro taoista ha cercato di rilevare un importante centro della Via di Diamante in Germania, ma invece di chiedere l’aiuto della gente del luogo, ha provato a destabilizzare il centro. La benedizione del Karmapa si è dimostrata ancora una volta indistruttibile. Il Karmapa certamente calcolò il fatto che avremmo girato per un bel po’. Egli affidò ad Hannah e me il mondo occidentale, eccetto la Francia, e la responsabilità della diffusione del buddhismo laico. Affidò la Francia a Gendun Rinpoche, con i monasteri che questi fondò e gestì in modo eccellente. Se si può parlare di una gerarchia nella Via di Diamante, indubbiamente al vertice abbiamo gli yogi. Si focalizzano sulla visione e sulla realizzazione, e quando tutto questo funziona, le altre cose buone vengono da sé. Noi siamo sia nel mondo che al di là del mondo. La gente oggi vuole esperienze reali e allo stesso tempo i paesi non-islamici incoraggiano il libero pensiero; tutto questo non significa mettersi in riga ma trovare nuove direzioni che aiutino davvero la nostra società. Solo queste portano a una crescita.


Lo stile yogico “pazzo” non è un esagerazione o qualcosa di eccessivo nel nostro pazzo mondo moderno?

Comunque la vogliamo chiamare, l’eccitazione è il modo di vivere di alcune persone. Basta guardare al mondo degli sport estremi. In ogni caso, le cose dovrebbero sempre essere fatte con gusto. La forza degli insegnamenti del Buddha è proprio quella di dare un beneficio pratico a tutti. Alcuni desiderano vivere tranquillamente, diventando monaci o monache. Altri desiderano lavorare per la famiglia e per la società da persone laiche. E soprattutto, alcune brave persone vogliono riconoscere la mente direttamente integrando la loro visione e la loro meditazione con uno stile di vita yogico. Per questo il Buddha ha dato i metodi a questi tre diversi potenziali umani, e la responsabilità della Via di Diamante è nelle mani del terzo tipo. I nostri paesi hanno strutture sociali per i più deboli e chiese per chi vuole un dio che gli dica cosa fare. Al giorno d’oggi i musulmani hanno scoperto la legge del karma, e ne sono talmente irritati che scrivono libri contro di essa. Comprensibilmente essi vogliono che sia responsabile il loro dio al posto loro quando amputano degli arti, sopprimono le donne e fanno guerre sante. In quale altra via, dopotutto, la gente critica e indipendente può trovare un significato se non nella visione e nella pratica della Via di Diamante? Per questo motivo non dobbiamo mai diventare noiosi. Dobbiamo sempre presentare una via alle persone più brillanti e coraggiose, essere consapevoli dei problemi del mondo, come l’Islam e la sovrappopolazione nei paesi poveri, e per questo mantenere il Buddhismo della Via di Diamante al passo con l’aumento di consapevolezza della nostra cultura. Proprio perché stiamo diventando un rifugio per un numero crescente di persone ragionevoli, dobbiamo leggere giornali intelligenti e conoscere il mondo.


Come dobbiamo interpretare tutte quelle storie fantastiche su Drukpa Kunley che, per esempio, colpisce i denti dei demoni con il suo pene?

Se fosse stata una “demonessa”, avrebbe dovuto essere più gentile. Scherzi a parte, esistono delle immagini estreme che in meditazione funzionano come quando gridiamo la sillaba “Phei”. Bloccano gli ostacoli alla crescita personale rendendoli esterni o personalizzandoli, ma sono utili solo a chi ha meditato per un po’ di anni. Quelli che non hanno abbastanza distanza rispetto ai propri processi interiori, al contrario, tenderanno a giudicare tali metodi e si attaccheranno ancora di più ai loro concetti. Una volta, disturbato da alcune energie esterne, Milarepa immaginò tante vagine aperte intorno a sé per distrarre queste energie. In Bhutan, nell’Himalaya orientale, si possono vedere i nobili “strumenti” degli uomini dappertutto. Sono dipinti sull’esterno delle case oppure, quelli fatti con il legno e spesso con due punte, legati sulla parte anteriore delle auto per evitare incidenti. Esemplari maestosi e sani ma anche incredibilmente brutti si possono trovare anche nei monasteri, e il loro obiettivo è distrarre i demoni. Si dice che, vedendoli in quel luogo, le energie disturbanti non entrano nelle case, ma corrono via confuse dicendo: “Cosa ci fa quello lì? Non è il suo posto”. Mentre girano intorno al pene, cercando di capire, i demoni non danno fastidio. La fissazione con il fondamento della vita può sembrare strana per una cultura avanzata, ma è conosciuta anche dai popoli delle montagne. Sulle Ande, si dice che gli ecuadoriani abbiano 130 termini diversi per questo simpatico strumento. La loro lingua ha forse 500 parole complessivamente, quindi è un fatto notevole. Forse il loro stile di vita rilassato gli permette di passare molto tempo a letto… Indubbiamente è un tratto della cultura e, paragonato a Drukpa Kunley in una delle sue attività notturne, sicuramente crea dei buoni contatti e non fa sollevare le sopracciglia per il senso della morale.


“Drukpa” significa drago e indica che Drukpa Kunley appartiene alla scuola dei Drukpa Kagyu. Cosa significa il simbolo del drago?

In realtà si tratta del Drago di Fuoco, un animale che secondo la mitologia viveva in Bhutan. Si possono ammirare le sue uova nei tanti piccoli templi del paese. Anche se mi sono già imbattuto in certi reami di esistenza a livello non-fisico e so che esistono, per la mia mente non informata le loro uova sembrano quelle di struzzo. Hannah, Caty e io abbiamo attraversato il paese con 70 amici della Via di Diamante la scorsa primavera 2003, e possiamo dire che i draghi di fuoco si adattano benissimo a quella cornice di bellezza culturale senza tempo di questo luogo.

L’intero nome “Drukpa Kunley Kunga Legpa” ha un significato particolare?

Drukpa Kunley l’abbiamo già esaminato. Kunga è il nome di un tulku, che significa “tutta gioia”. E’ il nome tibetano di Ananda, lo studente più vicino al Buddha. Infine, Legpa significa “propizio”. Probabilmente Drukpa ha collezionato molti altri nomi nella sua vita, come da abitudine tibetana.

Ti senti anche tu uno yogi dalla “pazza saggezza”?

Come abbiamo detto prima, il termine “pazza” non è molto significativo per gli europei a causa dei nostri anni da hippie. “Selvaggia” sarebbe più appropriato perché la consapevolezza, il centro di ogni esperienza, non si perde mai in quello che accade. Secondo questa definizione, sì, mi sento anche io così. Mantengo continuamente la visione di significato e di purezza. Vedo in tutti e in tutto qualcosa di nuovo, affascinante e attraente. La vita mi ispira continuamente. Chiunque conosce gli insegnamenti e ha il coraggio per discernere le cause dai loro effetti, nel mondo esterno e in quello interiore, e ha la volontà di vedere le reazioni degli altri e di sé stesso come espressione di maturità, imparerà grazie a ogni evento. Combinare questa visione con l’idealismo e con una grossa dose di benedizioni è la cosa migliore. Vi faccio un esempio sul potere della motivazione dato dal grande Lama Kalu Rinpoche nel 1970: mentre camminava vicino allo Stupa Bodhnath in Nepal, un uomo sentì alcune gocce di pioggia. Allo stesso tempo notò una piccola statua di Buddha su un muro. Pensò :“Il Buddha non deve bagnarsi” e cercò qualcosa per coprirla, ma riuscì a trovare solo una vecchia scarpa. Decise di usarla lo stesso. Dopo la pioggia, un altro uomo notò quello che aveva fatto. Infastidito dal fatto che qualcuno avesse messo una scarpa sulla statua del Buddha, buttò via la scarpa. In entrambi i casi, grazie alla loro motivazione, i due uomini avevano accumulato buone impressioni nella mente. Allo stesso modo, divertirsi andando a grande velocità sulla moto, o saltando giù da aerei ben funzionanti a 4 km di altezza con il paracadute, aspettando di aprirlo dopo un minuto di felici acrobazie, è un modo libero ed elegante di essere yogi. Molto più difficili sono i casi in cui non si sceglie, quando le malattie, le responsabilità o gli ostacoli limitano la propria vita. Mantenere il sangue freddo in certe condizioni è l’ultimo test di controllo. Conoscere sia il mondo che la mente è il vero stato di uno yogi.

Da Diamond Way Time 01, Autumn 2003

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