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Scuola e immigrati, una ricchezza per i nostri figli

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Affollato il dibattito di mercoledì 1 settembre su scuola, immigrazione e intercultura, argomenti che stanno molto a cuore al Pd per le prossime sfide sociali e culturali.


Letizia De Torre, ex sottosegretario durante il governo Prodi alla Pubblica Istruzione, ha ricordato:
«Torino, la città che ci ospita quest’anno, ha sempre avuto ottime politiche d’integrazione nella scuola. I popoli si sono sempre mossi, noi lavoriamo con gli alunni imigrati perché tutto questo coopera al fine politico dell’umanità, che è e deve portare all’incontro tra i popoli, e la scuola è uno dei posti deputati per questo. Parlando di dati, abbiamo avuto dal 2000 al 2009 una crescita di 70mila ragazzi stranieri ogni anno nella scuola, siamo ancora lontani da Francia, Germania e Inghilterra. La cultura occidentale si trova in un periodo di leggera crisi, ci sono altre culture in crescita, e la scuola deve aiutare e costruire i ragazzi in questo momento di passaggio. Dalla scuola si possono ricostruire valori profondi e comuni, per trasformare la società, con lo strumento della cocultura».


Stella Bombardi, responsabile della programmazione del Comune di Torino, ha voluto approfondire ulteriormente il discorso:
«A Torino c’è una situazione territoriale che ha conosciuto fenomeni migratori e che qui si è sedimentata con esperienza e impegno. Occorre ricordare che fenomeni come la dispersione scolastica, il disagio, le difficoltà di apprendimento e il bullismo riguardano sia i nuovi cittadini immigrati che i nostri ragazzi. Noi progettiamo l’integrazione dei ragazzi nelle classi, l’arrivo in corso d’anno è frequente e cerchiamo di capire il livello di questi nuovi studenti che spesso è più alto di quello che può apparire. I ragazzi e le ragazze stranieri non vanno mai isolati e ci sono anche incontri con loro e i loro genitori per comparare la situazione della scuola nostra con quella dei Paesi d’origine. Non bisogna poi dimenticare la frequenza e la soddisfazione di molti ragazzi immigrati ai corsi di formazione professionale. Per questo bisogna continuare ad aiutare scuola e formazione, per il bene di tutti ».


Rosa Maria Di Giorgi ha portato invece la sua esperienza di Assessore all’educazione del Comune di Firenze:
«Non abbiamo mai tagliato gli investimenti sulla scuola, se si investe sull’educazione si comincia sempre con il piede giusto. Il tempo pieno è tra l’altro una delle chiavi principali dell’integrazione, nella strategia formativa per i ragazzi immigrati. Meno tempo pieno si fa, meno integrazione si avrà. A Firenze abbiamo tre centri di alfabetizzazione e per i ragazzi e per le loro famiglie: usiamo ancora i preziosi fondi della legge Turco 285. Inoltre, vorrei anch’io citare l’esperienza positiva della formazione professionale, ogni anno, quando c’è la cerimonia dei diplomi nella Sala dei Cinquecento è davvero commovente vedere la gioia di questi ragazzi, immigrati e rom, e delle loro famiglie.»


Christian Morabito ha raccontato invece la sua esperienza di responsabile di progetti ONU alle isole Mauritius:
«Le Mauritius sono un gruppo di isole nell’Oceano indiano, abitate da un milione e 200 mila abitanti che rappresentano una babele religiosa e linguistica, visto che ci sono discendenti dei colonizzatori inglesi e francesi, discendenti degli schiavi africani, oriundi cinesi e indiani, che praticano cristianesimo, induismo, islamismo sunnita e sciita, buddismo e religione baahi. La lingua ufficiale è l’inglese, a scuola si insegnano inglese e francese, si parlano svariate lingue tra cui il creolo: è un’area di coesistenza pacifica, dove la multiculturalità èun valore fondante. Non è vero che tante culture distruggono l’identità nazionale, e la scuola è uno dei punti fondamentali nella costruzione dell’identità nel Paese. Il governo, dall’indipendenza del 1968, non ha mai tolto soldi alla scuola pubblica, anzi li ha aumentati in periodo di crisi».


Amedea Morsiani ha parlato della situazione al Comune di Imola:
«Lavoriamo costantemente al progetto scuola, il nostro anno va dal 1 settembre al 31 agosto dell’anno successivo. Il 10 per cento della nostra popolazione è formato da immigrati, l’immigrazione è cresciuta dagli anni Novanta, la maggioranza dei nostri ragazzi nuovi cittadini viene dal Marocco, seguono poi Romania e Albania. Del nostro bilancio comunale, 17 milioni di euro vanno alla scuola, non abbiamo mai diminuito il bilancio.


Gian Matteo Sabatino ha esaminato la questione dal punto di vista della Comunità di Sant’Egidio:
«La scuola è importantissima nella fase in cui ci troviamo, perché fa società, i bambini stranieri con gli italiani costruiscono il futuro. Senza contare poi gli adulti che frequentano i nostri corsi il sabato e la domenica, lontanissimi da uno stereotipo che vede gli stranieri solo come delinquenti. Tra loro ho visto un gran desiderio di integrazione, non dimentichiamo che l’italiano è una lingua difficile da imparare e poco diffusa, oltre che apprezzamento per un Paese in cui si vuole costruire un avvenire migliore.».


Ha concluso Livia Turco, con alcune parole lapidarie ed efficaci:
«La scuola deve essere di tutti e per tutti, e deve insegnare a tutti il valore della dignità umana. Occorre resistere di fronte ad un governo che sta massacrando la scuola pubblica. La fortuna dei nostri figli, come del mio che ha in classe Matteo che viene dal Brasile e Yasmine che viene dall’Egitto, è quella di vivere l’esperienza della mescolanza, i nostri ragazzi hanno una grande opportunità, per costruire un’Italia della convivenza, libera da paure immotivate.»

Di Elena Romanello


Fonte : www.nuovasocieta.it

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