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La Pace nel mondo

venerdì 17 settembre 2010, di Nanny Obame

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Abbastanza comune è la impressione che la nostra epoca sia piena di guerre e ci si chiede angosciosamente se sarà mai possibile un giorno, quando che sia, che si giunga alla pace.

In realtà una tale impressione è del tutto priva di fondamento e possiamo dire che già oggi, e non in un lontano futuro, la maggior parte del mondo è in pace: la guerra in realtà è confinata solo in determinate aree e anche in quelle è complessivamente in rapida regressione

Per procedere a un discorso chiaro e rigoroso premettiamo alcune chiarificazioni dei termini osservando che

- Si intende per guerra non solo le guerre fra stati e fra eserciti schierati in battaglia ma anche guerriglie, rivoluzioni, controrivoluzioni e repressioni generalizzate: la Russia delle “purghe” staliniane, la Cina della Rivoluzione Culturale,Il Cile di Pinochet e l’Argentina di Videla sono nazioni in guerra

- Per pace non basta che non ci sia la guerra ; occorre anche che non vi siano prospettive di guerra (o rivoluzioni, repressioni) secondo una ragionevole previsione: nel 1913 o nel 1938 l’Europa era già in guerra nel senso che si preparava alle due grandi guerre mondiali.

- Non distinguiamo fra guerre (rivoluzioni) giuste o meno, legittime o meno: ci limitiamo ad osservare il fenomeno senza giudicarne le motivazioni: ovviamente ciascuna delle parti in causa sosterrà di essere nel giusto, di esercitare una legittima difesa. Anche gli attentatori dell11 settembre affermano di combattere una guerra di difesa, giusta, anzi santa

- Il concetto di guerra non deve essere esteso alle rivalità, ai conflitti di interessi o di culture, alla mancanza di solidarietà, alla delinquenza comune: per guerra intendiamo violenza organizzata politicamente orientata: se allarghiamo il concetto allora finiamo con l’identificare la guerra con il male ma questa è tutta altra questione


Se guardiamo al secolo che è passato noi vediamo che fino agli anni ’40 la fede nella guerra era dominante in tutto il mondo. Dappertutto e a tutti i livelli era diffusa la credenza che la guerra o la rivoluzione violenta potesse risolvere i problemi che si erano accumulati: le folle esplodevano in entusiasmi genuini alle dichiarazioni di guerra. acclamava allo scoppio delle rivoluzioni. Si ebbe quindi la Prima e la Seconda guerra mondiale, l’invasione giapponese della Cina, la rivoluzione messicana, la rivoluzione comunista in Russia e poi in Cina, la guerra di Spagna: milioni di uomini si affrontarono in gigantesche battaglie, in sanguinose rivoluzioni, in repressioni implacabili, in genocidi spaventosi
Con la fine della Seconda Guerra Mondiale la pace ha iniziato un cammino che in termini storici è stato rapidissimo confinando la guerra alla periferia del mondo:


Notiamo innanzi tutto che le guerre fra stati per dispute territoriali che furono la "regola"fino a un recente passato sono ormai quasi scomparse
Si cominciò dall’Europa dopo secoli di guerre ininterrotte solo da periodi di preparazioni alle guerre: dopo il ‘45, la coscienza dei disastri delle guerre fece cosi che fu posto fine non solo alle guerre intestine ( era accaduto altre volte) ma anche alla prospettiva stesse di esse, cosa che non era mai accaduta, L’idea che Germania, Francia e tutte le altre nazioni europee potessero scontrarsi in guerra divenne un fatto inconcepibile dopo che da sempre la storia politica d’Europa era stata praticamente lo scontro armato fra le varie entità politiche Analogamente nel Pacifico il Giappone rinunciava per sempre a una espansione armata e soprattutto alla sua prospettiva, aboliva l’esercito e lo spirito di competizione veniva dirottato interamente sul piano economico.
Restava qua e la, in Europa, qualche idea di rivoluzione comunista: ma la direzione dei partiti comunisti la riportavano quasi immediatamente sui binari di una evoluzione pacifica: solo negli anni 70 esplose qualche velleità rivoluzionaria ( il terrorismo) che rimase però confinata a ambienti estremamente circoscritti.

All’esterno restava i problemi coloniali : l’intervento militare per Suez nel 56, la terribile guerra algerina, le lotte di liberazione in Africa . Tuttavia in un periodo stupefacentemente breve di anni breve i problemi furono risolti con l’abbandono delle colonie da parte degli Europei .


Restò il grande scontro fra comunismo e capitalismo ( mondo libero, democrazie). Fu un genere di guerra combattuta essenzialmente sotto forma di rivoluzione e controrivoluzione, guerriglia e repressione: il comunismo si riprometteva una rivoluzione mondiale, il capitalismo naturalmente si opponeva.

Il conflitto sostenuto quasi esclusivamente dagli Americani durò circa 40 anni: si combatte un pò dappertutto nel cosiddetto terzo mondo: momenti particolarmente drammatici e sanguinosi ci furono in Corea, nel sud-est asiatico, in america latina, in africa (soprattutto nelle ex colonie portoghesi), in Afganistan.


Il lungo conflitto terminò quasi inaspettatamente con la implosione del comunismo alla fine degli anni 80: a questo punto i paesi ex comunisti (est-europeo, Russia, Cina ,Sud-est asiatico) entrarono nell‘area della pace e si dissolse definitivamente ogni idea di rivoluzione violenta e di guerra globale al capitalismo. Solo in qualche punto ci furono scoppi di terribili guerre inter- etniche: i territori della ex Yugoslavia proruppero in atroci lotte fra i gruppi etnici terminate con l’intervento della NATO ,si ebbero scontri nel Caucaso e in particolare in Cecenia, problema tuttora non risolto
Ma si trattò pur sempre di aree limitate: il passaggio al post -comunismo è stato, nel complesso, pacifico oltre ogni più ottimistica previsione.
La fine del conflitto comunismo capitalismo ha radicalmente limitato anche i conflitti nel resto del mondo (vedi studio sotto presentato)


Tutta l’America Latina è stato un grande campo i fra comunismo e anticomunismo con guerriglie, rivoluzioni controrivoluzioni e repressioni feroci con episodi particolarmente atroci nel Salvador, Peru, Nicaragua e Honduras, Con la fine del comunismo internazionale gli episodi violenti sono radicalmente diminuiti di numero e di intensità. le dittature militari repressive ridotte a pochi casi: esistono gravi situazione ancora di violenza generalizzate in vari paesi: nel complesso però possiamo dire che anche l’America Latina è ormai saldamente sulla via della pace


L’africa nera invece è ancora purtroppo preda di guerre locali fra etnie, gruppi economici e religiosi: tuttavia poichè non costituisce più un campo di battaglia fra comunismo e anticomunismo i conflitti non sono più alimentati da interventi esterni dall’est o dall’ovest come era avvenuto ad esempio in Mozambico e Angola dove l’intervento esterno avevano trascinato il paese in una tragedia interminabile. La comunità internazionale appare concorde nel tentativo di circoscrivere, limitare i conflitti ,comporli quando è possibile.
Tuttavia purtroppo l’africa nera è ancora il luogo in cui i conflitti sono non solo più numerosi ma anche più tragici e sanguinosi anche se non hanno in genere l’attenzione dei media: si tratta infatti di conflitti essenzialmente locali che non minacciano gli interessi e l’assetto mondiale: ad esempio la intifada palestinese benchè provochi un numero limitato di vittime tuttavia coinvolge il mondo intero mentre il genocidio dei Tutsi è un fatto locale che poco o niente incide sul resto del mondo


Il Medio Oriente islamico è invece in controtendenza: esplode il fondamentalismo religioso al quale si intrecciano gli scontri fra i gruppi etnici e religiosi mentre in Palestina rimane un problema insoluto che fa da catalizzatore a tutte le tensioni. L’attacco dell’11 settembre ha poi provocato l’intervento occidentale che, se non è riuscito a stabilizzare la situazione, la ha però posta al centro dell’attenzione mondiale, sotto la luce dei media.
Benchè la situazione resti drammatica tuttavia in effetti il terrorismo islamico non si è propagato all’Occidente, resta confinato sostanzialmente nei paesi mussulmani, non ha appoggi internazionali, non si vede come possa effettivamente minacciare la pace del mondo
E’stato detto molto enfaticamente che l’11 settembre segni una spartiacqua storico: in realtà ci pare una esagerazione:il mondo non è cambiato da quella data come invece è cambiato dalla Rivoluzione di Ottobre o dall’avvento di Hitler o dalla caduta del muro di Berlino

Le guerre continuano in Medio Oriente più o meno come prima, in Iraq e in Afganistan sono esplose guerre locali che gli americani non riescono a controllare ma la stessa partecipazione americana in fondo è marginale: niente di paragonabile, non solo ovviamente alle guerre mondiali, ma nemmeno alla guerra del Viet- nam.:
Anche In altre zone dell’Asia abbiamo ancora teatri di guerra: il più grave è quello dello Sri-lanka, si segnalano anche situazioni difficili nelle Flippine e in qualche luogo dell’Indonesia.

In conclusione possiamo pero dire che i tre quarti degli uomini ora viventi hanno la ragionevole speranza che non parteciperanno mai a guerre o rivoluzioni: è la prima volta che accade nella storia ed è avvenuto in poco più di 60 anni, una periodo molto breve sul metro della storia

Possiamo sperare che la fine di questo secolo vedrà la fine di tutte le guerre? Nessuno può dirlo ma ci pare ragionevole sperarlo.


Giovanni De Sio Cesari

Fonte : www.americacallsitaly.org

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