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Il Buddismo e la natura

venerdì 20 marzo 2015, di Buddhachannel Italia

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“Per quanto numerosi siano gli esseri, faccio voto di farli pervenire tutti alla liberazione”. Questo è il primo dei quattro grandi voti che pronunciano i monaci zen. Gli esseri di cui parla non sono soltanto gli uomini, ma tutti gli esseri viventi, compreso, dice un commento, il più piccolo filo d’erba.

Una delle caratteristiche del buddismo è infatti che la condizione umana è solo una delle sei possibili condizioni di esistenza nei cicli delle nascite e delle morti, il samsara, che ognuno di noi deve interamente percorrere fino alla liberazione finale, il nirvana. Questa è la legge del karma, che regge tutti gli esseri senza eccezioni e quello che deriva da essa è che siamo stati, o saremo, non soltanto esseri umani, ma, ad esempio, animali, in funzione dei nostri atti (karma significa “atto”).

A seconda di essi noi progrediamo o regrediamo. Nel buddismo quindi non si può più ammettere che l’uomo sia “la misura di tutte le cose”, come sosteneva Protagora, e ancor meno il discorso di Cartesio sugli animali-macchine o la sua dichiarazione: “Grazie alla scienza, l’uomo sarà d’ora innanzi il padrone e il possessore dell’universo”. Il buddismo condanna infatti ogni violenza nei confronti di chiunque. A questo proposito un esempio storico ben noto, quello dell’imperatore Asoka (273-232 a. C.), racconta che poco dopo aver trionfato sui suoi nemici, egli ebbe orrore delle sofferenze che aveva appena inflitto.

Allora, si convertì al buddismo e da quel momento si dedicò a far regnare in tutto il suo impero la pace e il benessere per tutti i suoi sudditi, animali compresi. Proibì i sacrifici sanguinosi dei bramini. Egli stesso smise di cacciare e divenne vegetariano. Fece costruire molti ospedali e ospizi per gli uomini, ma anche per gli animali.

Il buddista vieta la caccia, la sorte degli animali nei macelli e, ovviamente, la vivisezione. Non può nemmeno ammettere il concetto di animale nocivo e, come si dice nelle nostre campagne, di nemici delle colture, in realtà pretesti per uno sterminio radicale, per l’uso massiccio di pesticidi pericolosi per la salute umana e inefficaci contro gli insetti presi di mira.

Quella del buddismo è dunque una visione molto lontana da quella occidentale ma che forse più si avvicina a quella ecologica.


Fonte : www.istitutocalvino.it




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