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Le Thangka del Ladakh

L’Arte, la storia e la cultura - Arte e architettura

venerdì 18 luglio 2014, di Buddhachannel Italia

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L’iconografia del Buddhismo Vajrayana, ampiamente diffuso in Ladakh, si basa sulla teoria dei tre corpi del Buddha, secondo la quale l’ Illuminato si è manifestato sulla terra sotto le spoglie di Siddhartha Gautama, il Buddha percepibile dagli uomini, nei cieli appare in forme divine, fruibili dai Bodhisattva, gli illuminati, che aiutano gli esseri a liberarsi dalla catena delle rinascite, il Samsara, mentre come Assoluto si manifesta nel corpo del Dharma, la dottrina, conoscibile solo dai Buddha.

Non più un Buddha dunque, ma innumerevoli, assistiti da altrettanti bodhisattva, in una dilatazione iconografica influenzata dal circostante ambiente religioso indù.

Il complesso dipanarsi di forme divine si struttura nelle raffigurazioni dei 5 Buddha cosmici emanati dal corpo del Dharma, da cui derivano 5 bodhisattva, riflessi e princìpi attivi dei primi 5 Buddha, che a loro volta si manifestano sulla terra nei 5 Buddha umani, compreso il Buddha del futuro, Maitreya.

I cinque Buddha cosmici, i dhyanibuddha, ossia i Buddha della meditazione, sono:

Vairochana: " colui che risplende", rappresenta la vacuità che tutto contiene e trascende.E’ rappresentato di colore bianco, con in mano la ruota a otto raggi del cammino buddhista, abbracciato alla Divina Madre dello spazio infinito, siede su un trono di leoni ed è rappresentato nel mudra, gesto, di messa in moto della ruota della dottrina. E’ simbolo dell’ Illuminazione.

Akshobhya: " l’immutabile ed imperturbabile", blu come il firmamento irradia dal cuore la luce bianca della saggezza, è insediato su un tronetto di elefanti. Porta in una mano il Vajra, scettro di diamanti, a cinque punte mentre la destra girata verso il dorso tocca la terra con le dita nel mudra di fermezza. Abbracciata a lui la Divina madre occhio del Buddha.

Ratnasambhava: "origine dei gioielli ", color del sole, ha la mano abbandonata verso il suolo ma mostra il palmo, nel gesto di donare i tre gioielli del Buddhismo: il Buddha, la comunità dei monaci e la Dottrina. Siede su un trono retto da cavalli abbracciato a Mamaki.

Amithaba: "infinito splendore" è rosso, con le mani che riposano in grembo, dorso su palmo, nel gesto della meditazione e sorreggono un loto. Assiso su un trono di pavoni abbraccia Pandaravasini, colei che è vestita di bianco.

Amoghasiddhi: "infallibile perfezione" porta il colore che si ottiene fondendo il giallo del sole e il blu del cielo notturno: verde. Regge in mano un doppio Vajra che simboleggia la benevolenza e la compassione. La mano alzata a mostrare il palmo indica di non temere, mentre siede su di un essere mitico, parte uccello e parte uomo, e fluttua nell’aria insieme a Tara, la Stella, signora della suprema salvezza.



Moltissime figure affiancano queste centrali: spaventose divinità guardiane delle porte, quelle fiere che governano le regioni dello spazio, i numerosi bodhisattva, le Dakini, ascete esperte nello yoga e dotate di grandi poteri, gli Heruka, personaggi irati dai tre occhi, che incarnano le virtù maschie del Buddha, etc.
Due degli elementi che colpiscono di più sono l’atteggiamento terrificante delle divinità e l’intreccio erotico che allaccia le figure maschili e femminili: nel primo caso la divinità non è da intendersi come demoniaca, ma come rappresentazione della tremenda lotta condotta per superare le angosce e le alienazioni mentali.

Quanto alle divinità in amplesso, queste rimandano al superamento delle polarità rappresentate dal maschile e dal femminile. L’estasi erotica suggerisce l’ineffabile momento di beatitudine che si accompagna al conseguimento della suprema conoscenza.

Tradizionalmente il mandala viene diviso in 4 quadranti. Ogni dettaglio dei 4 quadranti deve essere rivolto al centro risultando al contrario per chi si trova dalla parte opposta. Quando si dipingono le parti circolari i monaci si muovono attorno all’opera. La struttura quadrata ha 4 elaborati cancelli, ornati con ghirlande, campane ed altri oggetti decorativi, che simbolizzano la riunione dei 4 pensieri illimitati cioè: amorevole gentilezza, compassione, comprensione ed equanimità. La forma quadrata definisce la struttura del mandala come un tempio o palazzo quadrangolare. Tempio perchè contiene l’essenza del Buddha e palazzo perchè ospita la divinità.

I cerchi concentrici che lo circondano seguono una simbologia complessa. Quelli più esterni, spesso un circolo di fuoco stilizzato in una sorta di greca, rappresenta il processo di trasformazione che gli esseri umani devono percorrere prima di entrare all’interno del territorio sacro. Questo è seguito da un cerchio di tuoni o scettri di diamanti, Vajra, che indicano l’indistruttibilità e la brillantezza del regno spirituale del mandala. Nel cerchio seguente, specialmente nei mandala che ospitano divinità spaventose, si trovano 8 luoghi di cremazione che rappresentano gli otto sentimenti della consapevolezza umana e che legano l’umanità al mondo materiale e al ciclo delle rinascite.

L’uso dei colori è comunque una delle applicazioni più varie e controverse dell’ambito buddhista, usati in maniera differente secondo il contesto. La tecnica tradizionale di esecuzione delle Thangka permane ancora in certi monasteri, benchè si siano introdotti processi di modernizzazione che sono andati a scapito della qualità e sono serviti ad incrementare un mercato collezionistico che non ha più nulla di sacro.

Quanto alla tecnica di esecuzione ricorda quello dello spolvero: dopo aver spalmato la tela con una mistura di gesso e colla ed averla polita con una conchiglia o con una pietra, si esegue il tracciato, sovrapponendo un’altra stoffa ove i contorni del disegno siano stati traforati, e spargendo al di sopra di questa polvere di carbone.



La traccia lasciata verrà poi ripresa con inchiostri a china. Oggi è però usata maggiormente la tecnica a stampo per mezzo di una matrice intagliata. A questo punto si procede alla pittura vera e propria, a telaio e con colori ad acqua misti a colla vegetale, pittura che non è mai effettuata da una persona sola ma da una equipe i cui componenti sono ognuno specializzato in un campo: il disegno, i particolari etc.


Fonte: Guida India




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