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29 de junio de 2016, por Buddhachannel España

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Prajñāpāramitā Ratnaguṇasaṃcayagātha - Sutra della Perfezione della Saggezza - Capitolo 16-19

venerdì 26 febbraio 2010, di Buddhachannel Italia

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CAPITOLO 16

SULLA TALITA’

L’elemento spazio in direzione est, e sud, e così ad ovest ed in direzione nord è illimitato;
Sopra e sotto, nelle dieci direzioni, a qualsiasi distanza, non c’è molteplicità, e nessuna differenza è raggiunta. Passata Talità, futura Talità,
presente Talità la Talità degli Arhats, la Talità di tutti i Dharma, la Talità dei Jina, - Tutto ciò è Talità del Dharma, e nessuna differenza è raggiunta.

SAGGEZZA E ABILITA’ DI MEZZI

Se un Bodhisattva desidera raggiungere questa
Illuminazione dei Sugata, libera da dharma differenziati, egli dovrebbe praticare la perfezione di saggezza, unita ai mezzi abili. Senza saggezza non c’è l’ottenimento del Maestro degli uomini. Un uccello con un corpo largo centocinquanta miglia, avrebbe poca forza se le sue ali fossero mancanti o deboli: se saltasse giù dal Jambudvipa dalle dimore degli Dei dei Trentatré, esso precipiterebbe verso la sua distruzione. Anche se si procurasse queste cinque perfezioni dei Jina per molti niyuta di koti di eoni, e curasse il mondo per tutto il tempo con una infinita abbondanza di voti, - se egli è senza mezzi abili, mancante in saggezza, egli cadrebbe nello stato di Discepolo.

LA DESIDERABILE ATTITUDINE VERSO GLI ALTRI ESSERI

Chi desidera avviarsi verso questo Veicolo del Buddha,
dovrebbe avere una mente equanime verso il mondo intero, la nozione di padre e madre [riguardo tutti gli esseri]. Egli dovrebbe esercitarsi con pensieri di benevolenza,
e una mente amichevole; disponibile e retto, dovrebbe essere dolce nel parlare.

CAPITOLO 17

L’anziano Subhuti chiede al Protettore del Mondo:
“Spiegaci le caratteristiche di coloro che si sono ritirati nella Pace, Oceani di Qualità, come essi diventano di grande potere, irreversibili. Dichiara, O Jina, le loro qualità, meramente per descriverne gli elementi!”

QUALITA’ DEGLI IRREVERSIBILI BODHISATTVA

“Essi sono liberi dalla percezione di molteplicità;
essi parlano adeguatamente; Essi non prendono rifugio con Sramana o Brahmini esterni. I saggi hanno evitato da sempre i tre luoghi di sofferenza, essi hanno praticato i Dieci salutari Sentieri dell’azione. Disinteressati essi istruiscono il mondo nel Dharma.
Essi si deliziano nel Dharma. Loro parlano sempre con gentilezza. In piedi, camminando, sdraiati, seduti, essi sono pienamente consapevoli. Loro camminano guardando avanti (alla distanza) di un giogo, i loro pensieri non vagano. Indossano indumenti mondati e puliti. Essi diventano puri tramite il triplice distacco. Gli uomini nobili non vogliono il profitto, ma sempre Dharma. Sono andati al di là dei reami di Mara. Altri non possono condurli fuori strada. Essi meditano nei quattro Dhyana, ma non si fermano in questi dhyana. Essi non vogliono la fama, i loro cuori non sono dominati dalla rabbia. Come laici essi rimangono costantemente distaccati a tutte le loro proprietà. Loro non cercano di guadagnarsi la vita in un modo errato, o per mezzo di parole magiche o fattucchierie che sono il lavoro di donne. E nemmeno [si guadagnano da vivere] raccontando plausibili bugie a donne e uomini. Pratici nella saggezza distaccata, la migliore delle perfezioni, liberi da battibecchi e dispute, i loro pensieri fermi ed amichevoli, essi desiderano la completa conoscenza, i loro pensieri sempre inclini agli Insegnamenti. Essi hanno abbandonato i popoli barbari dei distretti periferici, o delle regioni di confine. Essi sono liberi dai dubbi circa il loro proprio livello, dallo stile simile a Meru. Per il bene del Dharma essi rinunciano alla loro stessa vita, intenti nella loro pratica. Queste dovrebbero essere saggiamente conosciute come le caratteristiche dell’irreversibile.

CAPITOLO 18

PUNTI PROFONDI
Profondi sono forma, sensazione e volontà, coscienza e percezione;
mancanti di segni nella loro originale natura essenziale, e calmi.
Come uno che provi a toccare il fondo dell’oceano con una canna, così, quando gli skanda sono considerati con saggezza, uno non arriva al fondo di essi, Quando un Bodhisattva così comprende che questi dharma, nel profondo veicolo sono nel senso ultimo, immacolati; dove non c’è né skanda, né campo dei sensi, né elemento, come può esserci per lui un qualsiasi luogo di ottenimento dei suoi propri meriti?

SIMILE ALLA DONNA

Come un uomo, preoccupato da questioni di desiderio,
avendo preso un appuntamento con una donna, e non avendola potuta incontrare, indulgesse in molti pensieri; tanti quante le preoccupazioni che egli potrebbe avere [nella sua mente] durante un giorno (intero-Ntd), Per un numero simile di eoni un Bodhisattva si impegna per raggiungere il suo obbiettivo.

CONSIDERAZIONI DI MERITO

Se un Bodhisattva volesse per molte migliaia di koti di eoni,
dare regali immacolati, e egualmente sorvegliasse la sua moralità. E se un altro predicasse il dharma associato con la saggezza, la più alta perfezione, - Il merito del donare e della moralità sarebbe [per comparazione] infinitesimale. Quando un Bodhisattva, avendo meditato sulla più alta saggezza, emerso da lì [dalla meditazione] predicasse il Dharma immacolato, ed indirizzasse anche [il merito da] ciò all’illuminazione connessa con il benessere del mondo: Non c’è niente così amabile nel triplo mondo che potrebbe eguagliarlo. E proprio quel merito è dichiarato essere proprio insignificante, ed in questo modo, vuoto, irrilevante, nullo ed insostanziale. Così facendo egli si addestra nella saggezza dei Sugata. [così] addestrandosi egli acquisisce immensurabile merito.

NE’ CRESCITA NE’ DIMINUZIONE

Come meri discorsi egli comprende tutti questi dharma
che il Buddha ha dimostrato, praticato e rivelato. Sebbene egli possa insegnare per molti niyuta di koti di eoni, ancora l’elemento Dharma non si esaurisce e nemmeno incrementa. E come queste cinque perfezioni dei Jina,
anche questi dharma sono stati proclamati come essere mere parole. Il Bodhisattva che si volge, senza porre la propria mente in esso, non commette fallo, ma fa esperienza della suprema illuminazione di Buddha.

CAPITOLO 19

COPRODUZIONE CONDIZIONATA E LA SIMILITUDINE CON LA LAMPADA

Lo stoppino di una lampada ad olio che brucia,
- non è la prima incidenza (della fiamma) [che lo stoppino si bruci]; nemmeno è bruciato quando [quella incidenza] non fosse, (cioè- ndt) senza di essa. Né lo stoppino è bruciato dall’ultima incidenza della fiamma, e anche quando l’ultima fiamma non c’è, lo stoppino non brucia. A causa del primo pensiero [di illuminazione] uno non fa esperienza della più alta illuminazione, e di nuovo, quando non c’è, uno non può farne esperienza; nemmeno l’ultimo pensiero arriva alla Beatitudine, e nemmeno di nuovo, quando esso non ci fosse, uno non potrebbe raggiungerla.

LA SIMILITUDINE DEL SEME E DEL FRUTTO

Da un seme d’albero, nascono frutti, e fiori;
quando è ostacolato, o assente, allora non cresce albero da esso. Proprio così il primo pensiero è, naturalmente, il fondamento dell’illuminazione; ma quando è ostacolato o assente, non sorge illuminazione da esso. In dipendenza dai semi cresce l’orzo, riso e così via; i loro frutti sono in quei [semi], e ancora essi non sono in essi. Quando questa illuminazione dei Jina nasce, ciò che si genera è un’illusione, che nella sua propria essenza è priva di esistenza.

SIMILE ALLE GOCCE D’ACQUA

Le gocce d’acqua riempiono una giara d’acqua a goccia a goccia,
gradualmente, dalla prima incidenza all’ultima, Proprio così il primo pensiero è la [iniziale] causa della suprema illuminazione; Nei Buddha le splendenti qualità sono raggiunte gradualmente.

IL SIGNIFICATO DI VACUITA’

Egli si addestra nei dharma come vuoti, senza segni e desideri;
ma egli non fa esperienza nel Nirvana, e nemmeno di un segno: come un abile traghettatore va da questa [riva] all’altra riva, ma non si ferma in nessuna delle due rive, e nemmeno si ferma nella grande corrente. Così volto, il Bodhisattva neanche pensa:
‘Predestinato da quelli che hanno i dieci poteri, possa io fare esperienza dell’illuminazione!’ e nemmeno teme [perché egli vede che] l’illuminazione è nemmeno qui nessuna cosa. Così volto egli diventa uno che si addestra nella saggezza dei Sugata.

L’ATTITUDINE AI POSTI CHE POTREBBERO ISPIRARE PAURA.

Avendo veduto un mondo selvaggio, pieno di carestie e malattie,
essi non hanno timore, e procedono indossando l’armatura. Perché i saggi sono sempre vicini al limite più distante. Nelle loro menti essi non producono la benché minima fatica.

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Prajñāpāramitā Ratnaguṇasaṃcayagātha - Sutra della Perfezione della Saggezza - Introduzione
Prajñāpāramitā Ratnaguṇasaṃcayagātha - Sutra della Perfezione della Saggezza - Capitulo 1
Prajñāpāramitā Ratnaguṇasaṃcayagātha - Sutra della Perfezione della Saggezza - Capitulo 2-3
Prajñāpāramitā Ratnaguṇasaṃcayagātha - Sutra della Perfezione della Saggezza - Capitulo 4-7
Prajñāpāramitā Ratnaguṇasaṃcayagātha - Sutra della Perfezione della Saggezza - Capitulo 8-11
Prajñāpāramitā Ratnaguṇasaṃcayagātha - Sutra della Perfezione della Saggezza - Capitulo 12-15
Prajñāpāramitā Ratnaguṇasaṃcayagātha - Sutra della Perfezione della Saggezza - Capitulo 16-19
Prajñāpāramitā Ratnaguṇasaṃcayagātha - Sutra della Perfezione della Saggezza - Capitulo 20-21
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Prajñāpāramitā Ratnaguṇasaṃcayagātha - Sutra della Perfezione della Saggezza - Capitulo 27-30
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