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Buddhismo Zen - Etimologia del termine Zen (禅)

venerdì 21 febbraio 2014, di Buddhachannel Italia

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  • « Una speciale tradizione esterna alle scritture (教外別傳)
    Non dipendente dalle parole e dalle lettere (不立文字)
    Che punta direttamente alla cuore-mente dell’uomo (直指人心)
    Che vede dentro la propria natura e raggiunge la buddhità (見性成佛) »
    (Quattro sacri versi di Bodhidharma, 達磨四聖句)


    Con il termine Zen (禅) ci si riferisce a un insieme di scuole buddhiste giapponesi che derivano per dottrine e lignaggi dalle scuole cinesi del Buddhismo Chán a loro volta fondate, secondo la tradizione, dal leggendario monaco indiano Bodhidharma. Per questa ragione talvolta si definisce Zen anche la tradizione cinese Chán, ma anche le tradizioni Sòn coreana e Thiền vietnamita.

    Etimologia del termine Zen (禅)

    Zen è la pronuncia nipponica del carattere cinese 禅. Nella manualistica occidentale questo carattere quando viene trascritto in caratteri latini per riportare la sua pronuncia cinese, seguendo il metodo pinyin viene indicato come Chán o in Wade-Giles Ch’an. È da tenere presente, tuttavia, che Chán (e Ch’an) (pronunciato [tʂʰán]) è la restituzione del carattere in mandarino, lingua ufficiale della Repubblica popolare cinese, derivata a sua volta dal dialetto di Pechino già lingua ufficiale del governo cinese a partire dal XIV secolo.

    Tuttavia il carattere 禅 nel cinese medievale veniva, probabilmente, pronunciato come [d͡ʑen]. Ed è molto probabile che i maestri cinesi dei pellegrini giapponesi, nonché i missionari cinesi della scuola Chán giunti in Giappone intorno al XIII secolo, pronunciassero questo carattere in cinese medio, da qui la resa in giapponese di Zen. Questo termine è dunque un prestito linguistico dalla lingua cinese medievale, e fu utilizzato fin dalla prima introduzione del Buddhismo in Cina per rendere, non solo foneticamente, il termine sanscrito dhyāna che nell’insegnamento del Buddha indicava i graduali stati di coscienza caratterizzati da profonda comprensione che scaturiscono dall’esercizio del samādhi, ossia la concentrazione meditativa. In seguito, in diverse forme composte, qui sempre restituite in mandarino come chánsēng (禪僧, monaco meditante) e chánshī (禪師, maestro di meditazione) divenne una definizione generica per una categoria di religiosi che si dedicavano specialmente alla meditazione. Sembra che in questo ambito sia nata la tradizione e che adotterà questo termine come vera e propria denominazione specifica del proprio lignaggio (cinese: Chánzōng, giapponese: Zenshū 禅宗, la tradizione del Buddhismo Zen).




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