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Zen ed Ecologia. Il buddismo e la natura

mercoledì 26 maggio 2010, di Nanny Obame

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“Per quanto numerosi siano gli esseri, faccio voto di farli pervenire tutti alla liberazione”. Questo è il primo dei quattro grandi voti che pronunciano i monaci zen. Questi esseri non sono soltanto gli uomini, ma tutti gli esseri viventi, compreso, dice un commento, il più piccolo filo d’erba. Questi voti sono quelli del /Bodhisattva/, di colui che, pervenuto al Risveglio, rifiuta la ricompensa ultima, la liberazione definitiva, il Nirvana, per continuare a mettersi al servizio degli altri. Come è ben precisato, il /Bodhisattva/ fa passare gli altri davanti a sé.

Rispetto di ogni creatura
A questo proposito, citerò un esempio storico ben noto, quello dell’imperatore Asoka (273-232 a. C.). Poco dopo aver trionfato sui suoi nemici, Asoka ebbe orrore delle sofferenze che aveva appena inflitto. Allora, si convertì al buddismo e da quel momento si dedicò a far regnare in tutto il suo impero la pace e il benessere per tutti i suoi sudditi, animali compresi. Proibì i sacrifici sanguinosi dei bramini. Egli stesso smise di cacciare e divenne vegetariano. Fece costruire molti ospedali e ospizi per gli uomini, ma anche per gli animali.

Il buddista vieta la caccia, la sorte degli animali nei macelli e, ovviamente, la vivisezione. Non può nemmeno ammettere il concetto di animale nocivo e, come si dice nelle nostre campagne, di nemici delle colture, in realtà pretesti per uno sterminio radicale, per l’uso massiccio di pesticidi pericolosi per la salute umana e inefficaci contro gli insetti presi di mira.


Mi permetterò di citare qui un esempio che ho io stesso vissuto. Nel corso di un soggiorno in Cina, nella primavera del 1981, mi stupivo di non ascoltare il minimo canto di uccelli. Chiestane la ragione, mi fu risposto che prima il presidente Mao aveva decretato che gli uccelli erano nemici del popolo poiché divoravano i raccolti. Di conseguenza, si era provveduto a sterminarli. Ci si può immaginare il disastro ecologico che ne risultò.
Orbene, il buddista, come l’ecologista, sostiene che il concetto stesso di animale nocivo non ha senso. Si parla di infestazione, ma quando c’è infestazione, è sempre l’uomo che ne è responsabile, diretto o indiretto. Ora sappiamo che ogni animale, per quanto possa sembrarci insignificante, è indispensabile all’equilibrio dell’ambiente in cui vive. Di questo il buddista è persuaso tanto quanto l’ecologista.

Legge karmica
Per il buddismo, la condizione umana è solo una delle sei possibili condizioni di esistenza nei cicli delle nascite e delle morti, il /samsara/, che ognuno di noi deve interamente percorrere fino alla liberazione finale, il nirvana. Questa è la legge del karma, che regge tutti gli esseri senza eccezioni. Questo aspetto essenziale della dottrina è molto più sviluppato nel buddismo tibetano che in quello zen. Mi limiterò a trarne le conseguenze che sono per me evidenti dal punto di vista che in questa sede ci interessa maggiormente. Quello che deriva dalla legge del karma è che siamo stati, o saremo, non soltanto esseri umani, ma, ad esempio, animali, e questo in funzione dei nostri atti (karma significa “atto”). A seconda dei nostri atti, noi progrediamo o regrediamo. Per il buddismo, la condizione umana è al contempo la più nobile e la più pericolosa, è segnata dalla sofferenza, ma essa sola può condurre al Risveglio. Ogni essere umano dispone del potere di scegliere, lui solo può superare il /samsara/, abbandonarlo e raggiungere la liberazione. Questa libertà di scelta la chiamiamo coscienza.

L’idea di una trasmigrazione delle anime di vita in vita non è affatto estranea alla storia spirituale dell’Occidente, ed essa vi ha avuto ripercussioni simili a quelle generate nel buddismo: il rispetto di ogni vita, il rispetto in particolare dell’animale. L’orfismo, la spiritualità dei misteri ha percorso tutta la civiltà greca dalle origini al suo assorbimento nel mondo cristiano, grazie a quegli intermediari che sono stati Pitagora e Platone e infine i neoplatonici. L’orfismo condannava radicalmente i sacrifici sanguinosi che costituivano il fondamento del culto collettivo, ufficiale, vietava il consumo di ogni carne animale. La principale giustificazione di queste interdizioni, senza le quali non poteva esserci vita spirituale, era la credenza nella metensomatosi che può essere accostata, ma non confusa, con la retribuzione karmica.


Fonte : http://www.accademiadelmonferrato.com/

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1 Messaggio

  • Zen ed Ecologia. Il buddismo e la natura 26 maggio 2010 23:28, di Isabelle

    Nel corso di un soggiorno in Cina, nella primavera del 1981, mi stupivo di non ascoltare il minimo canto di uccelli. Chiestane la ragione, mi fu risposto che prima il presidente Mao aveva decretato che gli uccelli erano nemici del popolo poiché divoravano i raccolti.

    Voluntariamente destruir las aves y otros seres es un crimen contra el espíritu de vida que envía directamente al infierno que mandaba ... hasta que se tenga conocimiento de esta abominación.

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